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Joseph Schumpeter
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Joseph Alois Schumpeter (Třešť, 8 febbraio 1883 – Taconic, 8 gennaio 1950) è stato un economista austriaco, tra i maggiori del XX secolo.
Contents
• Opere
• Note
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Biografia
Nato in mwbgMoravia (mwbwRepubblica Ceca), allora parte dell'mwcaImpero austro-ungarico, da una famiglia appartenente all'etnia mwcqtedesca dei Sudeti, dopo la morte del padre si trasferì con la madre a mwcgGraz e, in seguito, a mwcwVienna.cite-ref-1[1] Nella capitale dell'Impero, studiò al mweaTheresianum e poi alla facoltà di Diritto, dove si specializzò in mweqeconomia sotto la guida di mwegFriedrich von Wieser ed mwewEugen von Böhm-Bawerk. Dopo la laurea, nel 1907 continuò i suoi studi in mwfaGran Bretagna.
In seguito ad una breve esperienza professionale come avvocato al mwfgCairo, tornò in Austria, ottenendo l'incarico di professore d'economia all'mwfwUniversità di Czernowitz, città che ora si trova entro i confini dell'mwgaUcraina. Insegnò poi a Graz (mwgq1911-mwgg1918). Dopo la mwgwgrande guerra, fece parte di una commissione per lo studio delle socializzazioni istituita dalla mwhaRepubblica di Weimar. Nel mwhq1919 rivestì, per pochi mesi, la carica di ministro delle finanze nel governo della mwhgPrima Repubblica austriaca.cite-ref-2[2] In seguito, tenne la presidenza della banca Biederman, fino al mwiw1924, anno in cui riprese la docenza universitaria, questa volta a mwjaBonn.
Nel mwjg1932 si trasferì definitivamente negli mwjwStati Uniti d'America, dove insegnò alla mwkaHarvard University fino a che la morte lo colse nel sonno, l'mwkq8 gennaio mwkg1950. Negli Stati Uniti d'America fu presidente della Società Econometrica e dell'American Economic Association. Ebbe come allievi mwkwPaul Samuelson, mwlaPaul Sweezy e l'italiano mwlqPaolo Sylos Labini.
Teoria economica
Equilibrio e sviluppo
L'apporto più originale e caratterizzante dato da Schumpeter alla teoria economica è, probabilmente, costituito dalla sua concezione dello mwngsviluppo, la quale, nonostante la sua geniale originalità, non supera le difficoltà del paradigma mwnwneoclassico che lo stesso Schumpeter intendeva risolvere.cite-ref-3[3]
Nella sua opera prima, mwpqL'essenza e i principi fondamentali dell'economia teorica (mwpg1908), aveva sostenuto l'affinità dell'economia alle mwpwscienze naturali, sostenendo che il suo studio dovesse essere tenuto separato da quello delle mwqascienze sociali. Seguiva così le concezioni di mwqqLéon Walras, l'economista da lui più stimato, padre della prima formulazione completa della teoria di mwqgequilibrio economico generale, secondo cui il sistema economico si adattava ai fattori esogeni (istituzioni, evoluzioni politiche, eventi storici, ecc.) ed endogeni (preferenze dei consumatori, sviluppo tecnico, ecc.), tendendo all'equilibrio. Ma Schumpeter andò oltre: con il basilare mwqwTeoria dello sviluppo economico (mwra1912), l'economista austriaco aggiunse a questo approccio "statico", un approccio "dinamico", adatto a spiegare la realtà dello sviluppo.
Ecco l'originale definizione di sviluppo data da Schumpeter: «Ogni produzione consiste nel combinare materiali e forze che si trovano alla nostra portata. Produrre altre cose o le stesse cose in maniera differente, significa combinare queste cose e queste forze in maniera diversa». In un'ipotetica economia basata sul modello statico, i beni vengono prodotti e venduti secondo la mutevole domanda dei consumatori ed il mwrgciclo economico assorbe le influenze della storia, ma i prodotti scambiati rimangono sempre gli stessi, le strutture economiche non mutano, eccetera.
Schumpeter fa notare che questo modello di economia non corrisponde alla realtà e lo supera con il già menzionato approccio "dinamico", in cui un nuovo soggetto, l'mwsaimprenditore, introduce nuovi prodotti, sfrutta le mwsqinnovazioni tecnologiche, apre nuovi mercati, cambia le modalità organizzative della produzione. L'imprenditore può fare questo in quanto dispone dei mwsgcapitali messigli a disposizione dalle banche, che remunera con l'mwswinteresse, ossia una parte del mwtaprofitto aggiuntivo realizzato grazie all'innovazione.
La teoria delle innovazioni consente a Schumpeter di spiegare l'alternarsi, nel ciclo economico, di mwtgfasi espansive e mwtwfasi recessive. Le innovazioni non vengono introdotte in misura costante, ma si concentrano in alcuni periodi di tempo - che, per questo, sono caratterizzati da una forte espansione - a cui seguono le recessioni, in cui l'economia rientra nell'equilibrio di flusso circolare. Un equilibrio però, non uguale a quello precedente, ma mutato dall'innovazione. Le fasi di trasformazione sotto la spinta di innovazioni maggiori vengono definite da Schumpeter di "distruzione creatrice" (o "mwuadistruzione creativa"), alludendo, con questa espressione, al drastico processo selettivo che le contraddistingue, nel quale molte aziende spariscono, altre ne nascono, e altre si rafforzano.
Le opere del periodo statunitense
Abbandonata nel mwvw1932 una mwwaGermania che stava per cadere nel mwwqnazismo (il 30 gennaio mwwg1933 mwwwHitler diverrà mwxacancelliere) a favore degli mwxqStati Uniti d'America e dell'mwxgUniversità di Harvard, Schumpeter continuò ad affinare le sue teorie anche nella nuova sede statunitense.
Del mwya1939 è l'uscita di mwyqCicli Economici, in cui rielabora e perfeziona i concetti già espressi nella Teoria dello sviluppo economico. Il ciclo economico si scompone così in diversi momenti (espansione, recessione, depressione, ripresa), che operano su diverse scale temporali, le cosiddette "onde", a seconda dell'importanza delle innovazioni introdotte. Così le innovazioni davvero epocali (mwygmacchina a vapore, mwywpetrolio, ecc.) si susseguono a cicli particolarmente lunghi, intorno ai cinquanta anni (cicli mwzaKondratiev), quelle di valore intermedio esauriscono il ciclo in tempi minori (cicli Juglar) e così a discendere, fino a quelle di valore minimo (cicli Kitchin).
Il mwzg1942 è l'anno di mwzwmwaaCapitalismo, socialismo e democrazia. Si tratta di un'opera in cui convivono diversi ambiti economici, politici e sociologici. Schumpeter la inizia ponendo i confini tra la sua teoria e quella marxiana. Per mwaqMarx, come per l'economista austriaco, il capitalismo si sviluppa in fasi cicliche per fattori interni (peraltro, diversi: il mwagplusvalore per il primo, l'innovazione per il secondo) e, per entrambi, è destinato ad essere sostituito dal mwawsocialismo. Schumpeter rifiuta però la concezione di Marx delle istituzioni sociali come mere mwbasovrastrutture dei rapporti di produzione e, soprattutto, non concorda con il filosofo di mwbqTreviri circa le cause per cui il capitalismo entrerà in crisi irreversibile.
Per Schumpeter sarà, infatti, proprio il successo del capitalismo a renderne inevitabile il declino. Con il processo di distruzione creatrice che la caratterizza, l'economia borghese sostituisce i vecchi modi di produrre e pensare, promuovendo lo sviluppo, ma distrugge anche i valori tipici dellmwbw'mwcamwcqancien régime, importante supporto alla stabilità. Soprattutto, mentre nella grande impresa capitalistica il ruolo dell'imprenditore, creativo e diretto all'innovazionecite-ref-4[4], verrà sempre più sostituito dalla mentalità burocratica e tendente all'immobilismo dei mwdgmanager, nella società si affermeranno, ad opera degli mwdwintellettuali, valori contrari allo sviluppo capitalistico, facendo sì che i capitalisti stessi prima si vergognino del proprio ruolo ed, infine, rinuncino ad esso.
A quel punto, una qualsiasi forma di socialismo sarà l'inevitabile esito del capitalismo monopolistico, o meglio, della mweqeutanasia di quest'ultimo. Il passaggio al socialismo non avverrà, infatti, a causa di una rivoluzione violenta, come profetizzato dai marxisti e realizzato dai mwegbolscevichi, ma con un processo graduale, per vie mwewparlamentari - ogni accelerazione rivoluzionaria, come quella mwfasovietica, avrebbe unicamente causato innumerevoli lutti - e darà vita ad un sistema socialista compatibile con la mwfqdemocrazia, in cui si vedrà la concorrenza di gruppi corporativi, non più regolata dal mercato, bensì dallo stato. A proposito di quest'opera, Schumpeter dichiarò non aver inteso scrivere un mwfgmanifesto politico (era, del resto, un mwfwconservatore e non nutriva alcuna simpatia per il socialismo), ma semplicemente un'analisi sociale.
L'ultima opera importante, mwgqStoria dell'analisi economica, uscì postuma, nel mwgg1954, curata dalla vedova Elizabeth Boody e dagli allievi mwgwRichard M. Goodwin e mwhaPaul Sweezy.
Lo scienziato politico
L’assimilazione del leader politico all’imprenditore è moderna e risale ad un ambiente culturale che "riconduce alla figura del capitalista-eroe, descritta da mwhwMax Weber e da mwiaWerner Sombart e rappresentata da mwiqThomas Mann: ma è in Schumpeter che si assimila il moderno mwigmwiwleader politico "a un imprenditore, il cui profitto è il potere, il cui potere si misura a voti, i cui voti dipendono dalla sua capacità di soddisfare le richieste degli elettori. Alla concorrenza fra gli imprenditori per la conquista dei mercati fa così riscontro la competizione fra i leader dei partiti: nasce la formula della democrazia competitiva, che è vista anzi come l’essenza stessa della democrazia politica, la sua condizione di esistenza"cite-ref-5[5].
In mwkqCapitalismo, socialismo, democrazia si criticava la concezione «in cui il democratico (...), mentre accetta postulati che comportano numerosi corollari sull'eguaglianza e la fraternità, potrà anche accettare in perfetta buona fede quasi tutte le deviazioni che il suo comportamento o il suo stato possono giustificare. (...) Il problema del modo in cui le diverse proposizioni implicite nella fede democratica si collegano ai fatti della politica finisce per divenire irrilevante, così come per il cattolico fervente è irrilevante il problema se le azioni di mwkgAlessandro VI si concilino con l'alone soprannaturale che circonda il papato»cite-ref-6[6].
Con il ricorso alla mwmascienza della politica - invece che alle teorie mwmqvalutative del bene pubblico - egli afferma quindi l’esigenza di affermare una concezione non teleologica del mwmgbene comune, per comprendere il funzionamento delle moderne democrazie: essa spiega le alternanze del mwmwceto politico non già come dati patologici, dovuti alla "decadenza" della Costituzione, ma come elementi fisiologici in un sistema politico in cui la selezione deriva da una competizione apertacite-ref-7[7].
L’idea su cui si incardina la teoria della mwoqleadership concorrenziale di Schumpeter ha dato luogo, in sociologia politica, alla teoria dello scambio politico.
Lo scambio politico
"L’assunto di base riguardo al «chi governa» è quello elitistico tradizionale: sempre – e dunque anche nei regimi democratici – è l’mwpaélite la protagonista della prassi politica, e non già il popolo come pretendeva la dottrina classica; «le collettività agiscono quasi esclusivamente accettando una leadership» a cui competono le scelte legislative e amministrative fatte in nome della comunità. In democrazia la prerogativa (e il compito) dei cittadini è unicamente quella di produrre periodicamente un governo a cui delegare la gestione dei problemi comuni, senza interferire nell’attività dei reggitori e senza partecipare al processo politico se non nel corso delle elezioni. Solo allora il popolo «ha l’opportunità di accettare o rifiutare gli uomini che dovranno governarlo»; per il resto il suo ruolo è politicamente passivo. In questa visione della pratica democratica non c’è posto per pressioni dal basso e per il «metodo dei cahiers»: al di fuori dei momenti elettorali la democrazia è (e deve rimanere) «il governo dell’uomo politico» e non quello dei dilettanti e tantomeno quello della piazza irrazionale"cite-ref-8[8].
La "democrazia dei moderni" è quindi caratterizzata dall'attrazione nella contesa politica di sempre nuovi interessi al cui soddisfacimento si candidano volta a volta nuovi soggetti politici; il voto popolare, mediante le elezioni, è la regola procedurale che decide volta a volta quale soggetto politico garantisce un più esteso fronte di interessi emergenti dalla societàcite-ref-9[9]. Nasce così la mwrgteoria dello scambio politico: se la democrazia è uno «strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare», essa è assimilabile a un mwrwmercato concorrenziale dove alcuni imprenditori elettorali si disputano i voti dei cittadini consumatori di politiche pubbliche per ottenere profitti politici: l'accesso ai ruoli di comando, le cariche pubbliche, l’autorità o come dir si voglia"cite-ref-10[10].
Opere
• Joseph A. Schumpeter, mwtwPassato e futuro delle scienze sociali, Liberilibri, Macerata, 2011. A cura di mwuaAdelino Zanini.
• Joseph A. Schumpeter, mwugIl capitalismo può sopravvivere? La distruzione creatrice e il futuro dell'economia globale, ETAS, Milano, 2010.
• Joseph A. Schumpeter, mwvaTeoria dello sviluppo economico, ETAS, Milano, 2002. Traduzione della sesta edizione tedesca (1964), sulla scorta anche dell'edizione inglese del 1934, della mwvqTheorie der wirtschaftlichen Entwicklung, 1911, con Introduzione di mwvgPaolo Sylos Labini.
• Joseph A. Schumpeter, mwwamwwqCapitalismo, socialismo e democrazia, ETAS, Milano, 2001. Traduzione di mwwgCapitalism, Socialism and Democracy, George Allen & Unwin, Londra, 1954, con Introduzione di mwwwFrancesco Forte.
• Joseph A. Schumpeter, mwxqStoria dell'analisi economica, Boringhieri, Torino, 1982. Edizione ridotta della mwxgHistory of Economic Analysis, Oxford University Press, New York, 1954, a cura di mwxwClaudio Napoleoni, con nota biografica nella seconda di copertina.
• Joseph A. Schumpeter, mwyqStoria dell'analisi economica, Bollati Boringhieri, Torino, 1990. Traduzione completa della mwygHistory of Economic Analysis con Introduzione e nota biografica di mwywGiorgio Lunghini.
• Joseph A. Schumpeter, mwzqSociologia dell'imperialismo, Laterza, Bari, 1981.
Note
cite-note-11. ↑ Per la biografia vedi mw1aGiorgio Ruffolo, mw1qCuori e denari, Einaudi, Torino, 2000 e 2005, pp. 235-256.
cite-note-22. ↑ mw2qmw2gmw2wSchumpeter, Joseph Alois nell'Enciclopedia Treccani, su mw3atreccani.it. mw3qURL consultato il 5 settembre 2016.
cite-note-33. ↑ mw4qVittorangelo Orati, mw4gIl ciclo monofase. Saggio sugli esiti «aporetici» della dinamica di J.A. Schumpeter, Liguori, Napoli, 1988.
cite-note-44. ↑ "Schumpeter ha individuato nell'imprenditore la figura centrale del capitalismo, orientata ad introdurre costantemente nel sistema produttivo innovazioni rivoluzionarie, sufficienti a consentire alle attività produttive innovative il conseguimento del profitto come esito della riorganizzazione dei fattori produttivi impiegati, resa possibile dal credito bancario. Per questo motivo, secondo Schumpeter, il “motore del capitalismo” non poteva che essere individuato nel “meccanismi del credito e del sistema monetario che lo caratterizzavano”; era l'accesso al credito ad alimentare l’evoluzione del capitalismo, con tutte le problematiche che tale evoluzione comportava, quali soprattutto quelle rappresentate dall'infittirsi delle ricorrenti fluttuazioni cicliche dei sistemi economici ad economia di mercato": Gianfranco Sabattini, mw5gL’evoluzione del capitalismo, mw5wMondoperaio, 8-9/2016, p. 46.
cite-note-55. ↑ mw6wFrancesco Galgano, mw7aLa forza del numero e la legge della ragione. Storia del principio di maggioranza, Bologna, Il Mulino, 2007, pp. 169-170.
cite-note-66. ↑ Joseph A. Schumpeter, mw8aCapitalismo, Socialismo e Democrazia, Etas ed., pp. 253-254.
cite-note-77. ↑ La condizione di vitalità e di sviluppo delle democrazie è proprio «responsabilizzare al massimo il cittadino, avvicinandolo — per così dire - alla diretta comprensione delle scelte politiche e delle poste (o risorse) che queste implicitamente mettono in palio per ogni soggetto della comunità politica» (mw9aGiuliano Urbani, mw9qSchumpeter e la scienza politica, in Rivista italiana di scienza politica, 1984, 3, p. 396).
cite-note-88. ↑ S. Belligni, mw-qCinque idee di politica. Concetti, modelli, programmi di ricerca in scienza politica, Bologna, Il Mulino, 2003, pp. 206-207.
cite-note-99. ↑ Joseph A. Schumpeter, mw-qUn'altra dottrina della democrazia, in mw-gSocialismo, Capitalismo, Democrazia cit., p. 257.
cite-note-1010. ↑ S. Belligni, mwaqiCinque idee di politica. Concetti, modelli, programmi di ricerca in scienza politica, Bologna, Il Mulino, 2003, p. 207-208, ove si evidenzia come la teoria fu poi sviluppata dal saggio di mwaqmAnthony Downs mwaqqTeoria economica della democrazia, 1957 "dove si mette a punto un modello del processo democratico in quanto sistema in equilibrio di scelte interdipendenti e di scambi volontari tra individui e organizzazioni che producono e acquistano politiche pubbliche".
Bibliografia
• Guido Vestuti, mwaqgSchumpeter teorico dell'economia, Fondazione Luigi Einaudi, Roma, 1968.
• Giuseppe Fumarco, mwaqoSchumpeter, Lavoro, Roma, 1985. ISBN 88-7910-059-9
• Adelino Zanini, mwaq0Schumpeter impolitico, Istituto Enciclopedia italiana, Roma, 1987.
• Alessandro Roncaglia, mwaq8Schumpeter. È possibile una teoria dello sviluppo economico?, Banca Popolare dell'Etruria/Studi e Ricerche, Arezzo, Supplemento n.17 della rivista 'Etruria Oggi' 1987.
• Claudio Napoleoni e Fabio Ranchetti, mwareIl pensiero economico del Novecento, Einaudi, Torino, 1990, cap. III "Schumpeter e la teoria dello sviluppo economico".
• Ernesto Screpanti e Stefano Zamagni, mwarmProfilo di storia del pensiero economico, Carocci, Roma, 2000, cap. 7 "Gli anni dell'alta teoria, I", sez. 7.4 "Joseph Alois Schumpeter".
• Adelino Zanini, mwaruJ.A. Schumpeter. Teoria dello sviluppo e capitalismo, Bruno Mondadori, Milano, 2000.
• Alessandro Roncaglia, mwarcLa ricchezza delle idee. Storia del pensiero economico, Laterza, Roma-Bari, 2006, cap. 15 "Joseph Schumpeter".
• Adelino Zanini, mwarkPrincipi e forme delle scienze sociali. Cinque studi su Schumpeter, Il Mulino, Bologna, 2013.
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itSchumpeter, Joseph Alois, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaSCHUMPETER, Joseph Alois, in Enciclopedia Italiana, I Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938.
• citerefdizionario-di-storiaSchumpeter, Joseph Alois, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itSchumpeter, Joseph Alois, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Joseph Schumpeter / Joseph Schumpeter (altra versione), su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefoebl(DE) Joseph Schumpeter (XML), in Dizionario biografico austriaco 1815-1950.
• citerefmathematics-genealogy-project(EN) Joseph Schumpeter, su Mathematics Genealogy Project, North Dakota State University.
• citerefmlolOpere di Joseph Schumpeter, su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefopen-library(EN) Opere di Joseph Schumpeter, su Open Library, Internet Archive.
• citerefpers-e(FR) Pubblicazioni di Joseph Schumpeter, su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de l'Innovation.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Joseph Schumpeter, su Open Library, Internet Archive.
• citerefgoodreads(EN) Joseph Schumpeter (autore), su Goodreads.
• citerefgoodreads(EN) Joseph Schumpeter (personaggio), su Goodreads.
• citerefparlament-gv-at(DE) Joseph Schumpeter, su parlament.gv.at, Parlamento austriaco.
• mwasomwassSchumpeter per capire, Keynes per curare articolo di Dario Di Vico, mwaswCorriere Economia, 3 novembre 2008, mwas0p. 5, Archivio storico del mwas4Corriere della Sera. mwas8URL visitato il 26 agosto 2012.
• mwate(EN) mwatiProfilo di Joseph Alois Schumpeter nel sito mwatmHistory of Economic Thoug